LEZIONE MAGISTRALE DI SPERANZA

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Io ho ancora voglia di viaggiare, immergermi nelle culture del mondo, incantata dalla bellezza dei paesaggi…nonostante la crisi!

Oh, io ho un sogno, mettere piede nelle biblioteche del mondo, riempirmi le mani e gli occhi con i loro diamanti, ho questo fantastico sogno…nonostante la crisi!

Per visitare musei, biblioteche, teatri, palazzi, di ieri e di oggi, progetto viaggi…per conoscere meglio la crisi!

Io leggo, a me piace leggere: ogni genere è per me lettura possibile…è entusiasmo di fronte alla crisi!

Io canto, dolcemente canto davanti alla finestra aperta sui rami carichi di neve dell’abete, mentre la resina del focolare mi profuma la stanza…nonostante la crisi!

Canto, a squarciagola canto in un campo di grano, al mattino o nel rosso del tramonto che…irradia di coralli la crisi!

Canto, sotto la pioggia canto: ogni goccia una nota cristallina…energia pura contro la crisi!

Ho sete, sete di sogni, e sogno a tal punto…da dimenticare il peso della crisi!

Ho fame, fame di scoperte, perché scoprire mi dà speranza…contro la crisi!

C’è la crisi, sì, ma per la crisi che c’è… la cultura è il miglior antidoto!

Per questo, per trasmettere a voi il senso della mia ebrezza creativa, ho scelto di tradurvi un frammento significativo che ci aiuti a reagire all’attuale periodo cupo che attraversiamo. Leggerlo mi ha dato la forza che mi mancava: sia anche per voi un’autentica lezione di speranza!

 

“La prova del labirinto “/ “Incercarea labirintului “/ “L’Epreuve du Labyrinthe”, Mircea Eliade (entretiens avec Claude-Henri Rocquet, 1978)

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CHR: In questo periodo, in cui vivete lontano dalla Romania, ma in Europa, a Londra, poi a Lisabona, e finalmente a Parigi, è un periodo tragico per l’Europa e per la Romania, per una buona parte del mondo; essa significa lo scatenamento dei regimi fascisti, gli anni bui della guerra, il crollo del nazismo e, in Romania, l’instaurazione del regime comunista. Siete testimone di questi eventi, ai quali avete assistito, realmente o attraverso lo spirito. Come li avete vissuti?

MIRCEA ELIADE: Per me, la vittoria degli alleati fu un’evidenza. Nello stesso tempo, quando la Russia entrò in guerra, seppi che questa vittoria sarà anche sua. Seppi che cosa significava per i popoli dell’Europa Orientale. Avevo lasciato la Romania nella primavera dell’anno 1940, dunque avevo solo informazioni indirette su ciò che vi succedeva. Temevo l’occupazione sovietica anche solo temporanea. Di solito, si teme un vicino gigante. I giganti li ammiri da lontano. Ebbi timore. Ma dovetti scegliere tra disperazione e speranza, ed io sono sempre contro questo avvilimento di natura politica e storica. E allora scelsi la speranza. Mi dissi che tutto ciò era una prova – conosciamo molto bene le prove della storia, noi quelli della Romania, così come quelli dell’Iugoslavia e della Bulgaria, visto che viviamo tra imperi. Ma è inutile riassumere la storia universale, la conosciamo tutti. Siamo come gli ebrei che si trovarono tra i grandi imperi militari, tra Asiria ed Egitto, Persia e l’Impero Romano. Siamo sempre schiacciati. Scelsi allora come modello, i profeti. Dal punto di vista politico, non esisteva nessuna soluzione momentanea: forse più tardi. La cosa più importante, per me e per tutti gli altri romeni emigrati, era di trovare la via della salvezza per la nostra eredità culturale e la possibilità di creare ancora, in questa crisi storica. Il popolo romeno sopravviverà, naturalmente, ma cosa possiamo fare noi, quelli esteri, per aiutarli a sopravvivere? In quanto a me, ho sempre creduto che c’è una possibilità di sopravvivenza tramite la cultura. La cultura non è una “sovrastruttura”, così come la considerano i marxisti: essa rappresenta la condizione specifica dell’uomo. Non puoi essere uomo senza essere un individuo acculturato. Mi sono detto: dobbiamo continuare, dobbiamo salvare quei valori romeni che rischiano di essere oppressi nel paese – innanzitutto, la libertà della ricerca, per esempio lo studio scientifico della religione, della storia, della cultura. Venendo a Parigi, nel 1945, fu una scelta per continuare le mie ricerche, per perfezionare alcuni miei libri, ai quali ci tenevo, soprattutto “Tratatul” e “Le Mythe de l’Eternel Retour”.

Mi avete domandato come ho vissuto questo questo tragico periodo?

Mi dissi che si trattava di una grande crisi, ma che, lungo la sua storia, il popolo romeno ne ha conosciuto anche altre – tre, quattro ogni secolo. Il popolo farà ciò che la sorte lo aiuterà. Invece noi, qui, all’estero, non dobbiamo perdere il tempo in nostalgie politiche, nella speranza di un intervento eminente dell’America, e così via. Succedeva nel 1946, 1947, 1948: in quei anni avevo la convinzione che una resistenza non può avere alcun importanza quando si fa qualcosa. Or, la sola cosa che si poteva fare, era la cultura. Io stesso, Cioran e molti altri, abbiamo scelto di lavorare, ciascuno secondo la sua vocazione. E questo non significava che eravamo staccati dal paese, anzi, era l’unico modo per poter aiutare. Senz’altro, sempre si può firmare un manifesto, protestare nella stampa. Ma raramente è essenziale. Qui, a Parigi, ho fondato un cerchio letterario e culturale “Luceafarul”( fr. L’Etoile du matin, it. Espero), riprendendo il titolo di un poema celebre di Mihai Eminescu e un centro romeno di ricerche. Vedete dunque, ho cercato di continuare la cultura della Romania libera, e, soprattutto, di pubblicare testi impossibili da pubblicare in Romania: in primo luogo, letteratura, ma anche studi storici e filosofici.

CLAUDE-HENRI ROCQUET: Nel 27 agosto 1947, avete scritto nel “Jurnal”: “mi dicono: dobbiamo essere solidari con il momento storico in cui ci troviamo. Oggi siamo dominati dal problema sociale, precisamente, dal problema sociale così come l’hanno imposto i marxisti. Dobbiamo dunque rispondere, in un modo o nell’altro, attraverso la nostra opera, al momento storico in cui viviamo. Sì, io cercherò di rispondere così come l’hanno fatto Buddha e Socrate, superando il loro momento storico e creando degli altri oppure preparandoli.” Questo avete scritto nel 1947.

MIRCEA ELIADE: Sì, poiché, vedete, Buddha o Socrate, non possiamo considerarli uomini che “evadono”. Essi sono partiti dal loro momento storico e hanno risposto a quel momento storico. Però l’hanno fatto su un altro piano e con un altro linguaggio. E proprio loro hanno scatenato rivoluzioni spirituali, sia in India che in Grecia.

CHR: Risulta dal “Jurnal” che lei non sopporta molto che venga richiesto all’intellettuale di consumarsi l’energia in agitazione politica.

MIRCEA ELIADE: Sì, e soprattutto quando so da prima che questa agitazione non può avere alcun risultato. Se mi dicessero: nel caso in cui manifesterà ogni giorno in strada e pubblicherà articoli per tre mesi, e firmerà tutti i manifesti, allora non dico che la Romania sarà liberata, ma almeno gli scrittori romeni saranno liberi di pubblicarsi i poemi ed i romanzi, lo farei, farei tutto questo. Ma in presente, io so che una simile attività non può avere conseguenze immediate. Dobbiamo dunque, distribuire con giudizio le energie e di attaccare dove possiamo avere la speranza di una ripercussione o almeno di un eco. E proprio quello che hanno fatto alcuni esiliati romeni, questa primavera, relativamente, al movimento scattato in Romania da Paul Goma. Hanno messo in funzione una campagna di stampa che ha ottenuto risultati positivi.

CHR: Immaginavo in Lei piuttosto una sorte di indifferenza verso la questione politica. Ma adesso vedo che si tratta di lucidità, di un rifiuto dell’illusorio e della mancanza di preoccupazione. Non è affatto indifferenza.

MIRCEA ELIADE: No, non è indifferenza. D’altronde, credo che, in certi momenti storici, una certa attività culturale – e specialmente letteratura, arte – costituisce un’arma, uno strumento politico. Penso all’azione dei poemi di Puskin…Senza più parlare di Dostoievski! Penso proprio ad alcune narrazioni di Tolstoi. Credo che ciò che facciamo nell’arte, nelle scienze, nella filosofia, avrà, ad un certo punto un effetto positivo: quello di cambiare la coscienza dell’uomo, di insufflare una certa speranza. Non credo che l’uomo che continua di lavorare e di creare si allontana dal suo momento storico. […]

Nella foto: Emil Cioran, Eugene Ionesco, Mircea Eliade. 3 romanian kings from Paris.

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marzo 13, 2014 · 4:34 pm

IL REGNO DEI TITANI, TERRA DI VIRTU’ E DI BELLEZZA

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by Claudia Nitescu

Evadere dal tempo reale è il sogno di ogni artista per ritrovarsi in una terra incantata e cogliere l’infinito, per scoprire paradisi incontaminati e riuscire a ritrarli intatti, per raggiungere la perfezione. Un tale viaggio indimenticabile si realizza solo seguendo le proprie passioni e la curiosità, l’amore per la vita. Addentrando nel Regno dei Titani attraverso le pagine del libro “Io vivo in montagna”, che raccoglie con uno sguardo positivo una selezione degli articoli pubblicati in “Corriere delle Alpi”, da Stefano Vietina, Giornalista, Esperto di Comunicazione e Docente di Sociologia dei Media presso l’Università di Padova, si ha l’impressione di tessere una splendida ragnatela tra le forme infinite delle vette dolomitiche, illuminate dai raggi coloratissimi del sole e dal filò di un pensiero molto documentato, creando così mille sfaccettature sfavillanti ai valori reali della gente che vive qui.

CORRIERE DELLE ALPI

Dopo una lettura voluttuosa, esaminando con sollecitudine tutti i particolari, con lo scopo di conoscere integralmente l’autore e mantenere vivo il testo, i miei sentimenti e punti di vista sono rimasti intrappolati in questo giardino di valori custoditi segretamente soprattutto dalla tradizione, appagando la sensibilità dell’autore per la sua terra ideale, che con molta attenzione nella scelta delle sue narrazioni di fatti e di dettagli, si sofferma solo un attimo, ma un attimo preziosissimo, sul titolo simbolico “Io vivo in montagna”, affermando un’appartenenza dell’anima e quasi fisica ( visto che Stefano Vietina vive a Padova, anche se ha casa anche a Campolongo di Cadore , dove trascorre molto del suo tempo) e serba la sua energia e il fulcro delle sue idee nella fotografia della copertina del libro, la montagna leggendaria dei titani con le sue sfumature di rosso.

Che cosa si poteva scegliere di meglio per un involucro che racconta con passione, l’enfasi ed i valori della sua gente, riprendendo in uno solo sguardo la professionalità dell’autore?

La spiegazione romantica attraverso mito e leggenda coinvolge qualsiasi lettore ad analizzare e scoprire il mistero delle Dolomiti. Tempo fa, queste montagne erano un unico giardino di rose rosse e secondo alcune fonti, una maledizione ancestrale le ha ridato un aspetto nudo ed aspre, “né di giorno, né di notte, occhio umano potrà più ammirarle”, dimenticandosi però dell’alba e del tramonto che da allora colora il Catinaccio come un giardino di uguagliabile bellezza. L’immaginario simbolista ci svela con delicatezza i segreti delle Dolomiti e condivide la peculiarità della gente ed i sentimenti dell’autore: passione, devozione, ammirazione, perfezione, pegno di un amore fedele.

Di fronte a tanto miraggio, sin dal primo incontro visivo con il racconto, diventa quasi una sfida continuare il nostro viaggio alla ricerca di tanti successi. Perché proprio di successi si racconta negli articoli di Vietina, di imprese eroiche in tutti gli ambiti, di caratteristiche ambientali uniche al mondo e di valori umani.

Mi ha impressionato l’umanità di Stefano Vietina, presente ovunque nel suo libro; il suo talento nel raccontare storie con rispetto, amore e umiltà; la sua attenzione quando affronta i problemi e le prospettive del turismo, risorsa decisiva per questi territori.

Quando leggo un racconto cerco sempre di assumermi un ruolo, per poter immaginare nella mia dimensione l’accaduto, e devo confessare che questa volta è stata un’impresa difficile. Le mie scelte oscillavano tra le varie possibilità, mi ritrovavo nei panni di un agente segreto e vivevo in prima persona la missione affidatami, quella di scoprire i segreti dei tanti successi delle imprese che sono l’orgoglio di questa terra, da quella della occhialeria (“Occhiali in legno made in Dolomiti”, “Montature in fibra in lino: il Silmo d’Or alla Custom 6”, “Made in Cadore gli occhiali portati da Vettel”, “De Lotto, la ditta rinata dalle sue ceneri”), a quelle che producono robot e investono in tecnologia (“La Casa Museo Angiul Sai scopre le nuove tecnologie”, “Un cantiere si trasforma in palcoscenico”, “In Turchia un robot “made in Auronzo”, “Il drone che ricostruisce la realtà”, “L’innovazione meccanica nasce a Pieve d’Alpago”, “Droni “made in Ponte” per il controllo del territorio “, ecc), da quelle del marmo alle centraline idroelettriche, alle cooperative del latte, alle gelaterie, alle banche. Poi improvvisamente diventavo la sentinella delle Dolomiti e custodivo “Il rifugio delle idee, escursioni e cultura sotto il Pelmo” oppure seguivo “Il filò del pensiero nella Fondazione De Conz”, o meglio ancora studiavo ad Auronzo progetti per rilanciare il turismo, tante belle idee su marketing e accoglienza, sullo sport, e ascoltavo il Corpo Musicale sotto Le Tre Cime; ed ecco i secolari abeti rossi della Val Visdende, il famoso l’Hotel Miramonti, il “Museo dei Papi” di Lorenzago , le bellissime piste da fondo con Pitturina Ski Race e Sappada e sentivo i profumi della cucina tradizionale abbinata alla buona musica o mi congratulavo con Belluno provincia bio.

Mi ha emozionato molto il progetto ambizioso “Cortina Style” che unisce professione, tradizione artigianale, nuove tecnologie costruttive, innovative, filosofie architettoniche ecosostenibili e comunicazione, trasformando per una sera un cantiere in un teatro per trasmettere un ideologia, “costruire è un’ arte!”.

Stefano Vietina è più di un cronista, progetta, lavora, pensa alla montagna di oggi e di domani, attingendo con grande creatività sia la tradizione locale che la tecnologia, valorizza le potenzialità delle sue terre dell’anima, in termini di risorse naturali ed umane, punta ad un’informazione di qualità, diffonde la perfezione.

Con la lettura di “Io vivo in montagna” traggo molti benefici spirituali e forse il più importante è il fatto di poter regalarvi la mia esperienza straordinaria, invitarvi a leggere prima possibile gli articoli, comunicandovi un messaggio valoroso, quello di condividere l’universo di un mondo nuovo, un modello potente, l’intelligenza collettiva di una gente provata da tante vicissitudini e ostinata di portare avanti il ricco patrimonio con tutte le tipologie esistenti.

DALLE DOLOMITI CON TUTTA ME STESSA PER L’ITALIA!

“Io vivo in montagna” di Stefano Vietina, Padova, 2013, Edizioni Arco, 312 pagine a colori, euro 12,00. Il libro può essere acquistato online sui siti www.stefanovietina.it e www.arcosrl.info

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febbraio 5, 2014 · 11:25 am

IL PARADOSSO DI GALILEO GALILEI

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Venezia si desta nel mio infinitesimo sogno, l’aurora mi avvolge e mi sussurra mistero, barlumi di raggi scintillanti si perdono sonnecchiando tra le onde vaporose dei canaletti , tra i miei boccoli ghermiti da una maschera tradizionale per gli occhi, impreziosita da vari abbellimenti, cristalli, piume, oro e argento, dipinta in tante sfumature d’azzurro. Il mese di gennaio è stato abbastanza mite qui, e tutti i giardini dell’ozio sono splendenti, colorati come nella meravigliosa fiaba del Carnevale 2014.

Seguo le vie labirintiche della città e ammiro i palazzi coperti dalle piante rampicanti centenarie e le facciate marmoree che scintillano sotto i raggi capricciosi del mattino. Le sophore, le robinie, i faggi, i pini…oleandri, glicini, vite, edere, boschetti di lauri, ippocastani, giardini di rose e di camelie contemplano le gondole che scivolano lievi nell’acqua olivastra del mare ed i miei pensieri si perdono nel tempo. Ritornano poi ricchissimi di fantasie, con fusioni della storia, della scienza e della natura.

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E oggi mi ritrovo nella platea dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti proprio per lasciare libera la mia creatività, nel 450 ° Anniversario della nascita di Galileo Galilei. Ho portato nella mia memoria tutti gli avvenimenti più importanti, tutte le sue scoperte, le più importanti pubblicazioni ma sopratutto ho fantasticato girovagando le vie di Venezia, sui suoi incontri chiassosi nei giardini veneziani insieme ai colleghi ed amici scienziati, professori, conti e marchesi. Ho immaginato discorsi liberi e confronti mentre passeggiavano ed esperimentavano le invenzioni, buon umore e tante attese dal futuro. Il futuro? Vedo chiaro sul cielo limpido il volto adombrato di Galileo, indovino il suo paradosso e lascio fluire i miei pensieri.

Sono molto emozionata per rivedere l’Istituto Veneto, grande centro di cultura nazionale, per l’incontro con le personalità dell’Accademia Nazionale dei Lincei, astronomi e professori all’Università di Padova e molti invitati speciali. La mia emozione sale oltre le vette più alte della mia immaginazione e desiderio personale. Il paradosso di Galileo ritorna continuamente nella mia mente e gli attimi corrono alla scoperta di questo mistero.

Sì, il convegno dev’essere assolutamente organizzato al passo con i tempi, con la tecnologia, con le aspettative di Galilei!

Nemmeno un istante in più … e mi ritrovo nella grande sala di un teatro virtuale dove la multimedialità e l’interattività vengono applicate all’archeologia, alla storia della scienza, ai personaggi della storia della cultura per ricostruire idealmente quello che fu un tempo, la biografia del padre della scienza moderna.

Nel anno 1604 quando l’attenzione di Galileo Galilei fu rivolta alla nuova stella che apparse nella Costellazione del Serpente e che diede una direzione piena di risultati imprevisti alle sue straordinarie preoccupazioni scientifiche e alla quale dedicò vari incontri pubblici, i suoi pensieri più ignoti furono specchiati in essa. Questo teatro virtuale che congiunge le migliori realizzazioni mondiali di computer grafica e robotica e agevola l’apprendimento e la conoscenza per merito di una ricostruzione tridimensionale dei vecchi tempi è l’immaginazione di Galilei di allora, è sicuramente il sogno remoto!

Mi metto gli occhiali stereoscopici ed insieme a tutti i visitatori ci immergiamo nello spazio artificiale per conoscere Galileo Galilei in prima persona e seguire la sua laboriosità come testimoni oculari. Il Presidente dell’Accademia Nazionale di Lincei comincia la sua presentazione e la sua voce si mescola tra le tante nello spazio cibernetico. Rivediamo assieme l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza di Galileo. In fine, diventiamo i suoi compagni di viaggio e riconosciamo Vincenzo Galilei che dà lezioni di letteratura, disegno, prospettiva e musica al figlio. Ci commuoviamo di fronte all’insegnamento di Vincenzo  e cioè all’indipendenza intellettuale. Siamo i suoi colleghi presso la Scuola di Jacopo Borghini a Firenze, al Convento Santa Maria di Valombrosa e all’Università di Pisa. Restiamo impressionati della sua superiorità nelle discussioni, del suo distinto talento in disegno e la sua abilità di adoperare gli strumenti a corda. Dispersi nella dottrina di Copernico, restiamo poi sbigottiti seguendo il giovane Galilei nel mondo matematico che progredisce rapidamente sia come inventore che come professore all’Università di Pisa e a Padova.

Come scienziato fa scoperte importanti soprattutto in matematica, fisica e astronomia; in matematica comincia le ricerche per il calcolo infinitesimale, il calcolo delle probabilità, si dedica allo studio della cicloide e risolve molti problemi che tormentano gli scienziati. In fisica dimostra che la dinamica di Aristotele non può più essere sostenuta, mettendo al suo posto la dinamica moderna, il principio dell’inerzia e della relatività, stabilisce il principio delle velocità virtuali, intuisce le leggi della caduta libera dei gravi, avvia la scienza della resistenza dei materiali e fa innovazioni nell’ottica e nell’acustica. In astronomia scopre molte stele, i satelliti di Giove, le fasi di Venere, le macchie solari, la rugosità della Luna, la particolare struttura di Saturno, la composizione stellare della Via Lattea, la librazione della luna, la rotazione del Sole intorno al suo asse, una nuova fenomenologia del cielo. Come filosofo demolisce la concezione aristotelico-tolemaica del mondo dimostrando che i cieli non sono immutabili e sostiene con ostinazione il sistema copernicano, il trionfo del sistema eliocentrico.

Lo splendore della nuova stella apparsa nella Costellazione del Serpente modifica il suo percorso delle ricerche in astronomia che culminano con la rielaborazione del cannocchiale, strumento svelato a Venezia, che egli porta a un grado di perfezione tale da permettergli da vedere in cielo cose che nessun uomo prima aveva visto.

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Navigando nella vita quotidiana di questo museo virtuale del XVII secolo, in modo passivo, esplorativo ed interattivo, attraverso un suggestivo itinerario nella biografia di Galileo Galilei, personaggio senza tempo, cominciando con la sua nascita, passeggiando assieme e ammirando le sue invenzioni, le sue creazioni, arrivare a sentire nell’anima perfino la curiosità dei veneziani per l’innovazione, uomini di mare, mercanti, esploratori, aperti alla modernità, che guardano lontano, guardano il futuro attraverso il coronamento delle invenzioni galileiane, come il compasso geometrico e militare, l’apparecchio per misurare le longitudini sul mare, l’orologio con pendolo, il termoscopio, il perfezionamento del microscopio, la bilancia idrostatica, muoversi intorno ad essi, afferrando gli oggetti ed esperimentare varie situazioni, si ha la testimonianza dell’affermazione della cultura, si scopre finalmente il nostro museo del cuore, luogo segreto per i nostri ricordi, immaginazioni e sogni. Porto con me la consapevolezza, l’emozione, la grande energia di Galileo Galilei, ma anche la sua attuale antinomia che stimola in me riflessioni multiple, modificano il mio pensiero.

Proseguendo il viaggio entro nella biblioteca Riccardiana di Firenze che mi regala frammenti di pensieri di Galilei, tra voci, immagini e chiasso; mi sposto adagio verso un tavolo interattivo coordinato da grandi personalità dell’epoca e sfiorando il mouse modifico anche il mio pensiero e ritorno nella bellissima sala dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Il tavolo interattivo esiste, la presenza di Lamberto Maffei, Presidente dell’Accademia dei Lincei (“Arte, scienza e pensiero creativo”), Francesco Bertola, Decano degli astronomi italiani (“1609 – 1610 tra Padova e Venezia”, “Il canocchiale e le osservazioni celesti”),Carlo Maccagni (“Le matematiche nella scienza galileiana”), Anna Ottani Cavina ( “Arte e scienza nell’età di Galileo”), Annibale Mottana (“Galileo gemmologo), G. Gulino (“G. F. Sagredo. Il personaggio.La famiglia), C. Urbani (Il controllo sui libri a Venezia), sono figure attenti e sensibili che animano l’Anniversario e dedicano le migliori energie alla grande ricerca su Galileo Galilei.

BY CLAUDIA NITESCU

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MISSIONE MIRCEA ELIADE

URGENTE!

Claudia Nitescu: Attraverso la nostra unicità, tutti quanti partecipiamo al cambiamento del luogo in cui viviamo ma ci sono uomini che lasciano il segno su un’intera epoca o forse molto di più. Tra le tantissime personalità scelgo di parlarvi di uno scrittore romeno ed universale, storico delle religioni, Mircea Eliade ( 1907 – 1986), che pare sia stato incaricato in Oriente con una distinta missione segreta riguardo allo spazio occidentale, chiacchiere che lo scrittore non ha infirmato e si è lasciato compiacere nella coltivazione di codesto equivoco.

Leggere la sua opera autobiografica, il suo famoso diario,  “Memorie”(“Memories, due capitoli), ci faciliterà sia la conoscenza esatta della sua biografia che l’avvicinamento alla sua personalità. Il lettore scoprirà le tecniche di lavoro di Eliade, la genesi delle sue opere, tanti aspetti della sua adolescenza, giovinezza e maturità. Ci vengono presentati anche gli ideali della sua generazione, considerata da Eliade “erudita”, la conoscenza essendo in tal modo presentata ad un livello assoluto. Ma della bellezza della sua opera, della sua passione per Giovanni Papini ed i misteri del suo destino, lascio a voi la curiosità di perlustrare, sintetizzando solo i dati riguardo alla sua monumentale opera. Per il Maestro i libri ed i monumenti sono tempo concentrato.

Doctor Honoris Causa in dieci università, membro di cinque accademie, Eliade incoronerà la sua opera con il coordinamento dell’Enciclopedia delle Religioni  (16 volumi), scritta da 1500 ricercatori ed universitari. Autore di più di 40 opere letterarie, con una prosa catalogata come fantastica ma non del tipo science fiction, ma con personaggi apparentemente normali, attuali e sopraffatti da uno strano immaginario, con universi paralleli al mondo reale, distinti da un’esperienza insolita del tempo e dello spazio, diversa dai romanzi tedeschi o dalla letteratura di Edgar Allan Poe oppure di J. L.Borges,  Eliade rinnova tutte le scienze di questo secolo, dalla storia delle religioni all’antropologia, da epistemologia alla filosofia della cultura.

Mircea Eliade si redescoperirea sacrului – Documentar de Paul Barbaneagra. INTEGRAL from ZiaristiOnlineTV on Vimeo.

 

Concetti come il sacro, il profano, il camuffamento del sacro in profano, le ierofanie, il mito dell’eterno ritorno, il tempo e lo spazio sacre, diventano idee accettate scientificamente. Accorda attenzione al medio postbellico, al ruolo integratore del mito, all’archetipo, ai miti collettivi, si confronta con il terrore della storia e con la funzione soteriologica della cosmicità. Vede Dio come una presenza naturale e non riesce ad immaginare un mondo senza l’esistenza del sacro. Ricevono onorabilità l’alchimia, l’astrologia, il sciamanismo, le superstizioni popolari, il folclore, una rivoluzione non soltanto ideologica ma anche spirituale. La sua opera scientifica è il risultato di un’assidua ricerca teorica e pratica, Eliade premiando l’epoca prima della sua nascita, molto importante dal punto di vista scientifico della religione nel corso della II metà del sec. XIX, esaminando la sincronicità tra le ideologie materialiste da una parte, il crescente interesse per le forme di religione orientali ed arcaiche dall’altra, l’anziosa ricerca delle origini della Vita e del Pensiero, il fascino dei misteri della natura, l’impulso di penetrare e decifrare l’interno della struttura della materia.

Eliade sentì di non riuscire a capire il vero destino dell’uomo nell’universo senza studiare tutti gli aspetti dell’esperienza religiosa e riuscì a cambiare l’orizzonte partendo dall’incontro con l’ignoto, trasformò homo religiosus nell’uomo totale, rivoluzionò la storia.

Ho già cominciato a rileggere la sua opera, cominciando con un libro preso in prestito dalla Biblioteca di Treviso: “La nostalgia delle origini” e a fine lettura presenterò qui un mio pensiero sull’opera. Con la promessa di ritornare in questo inebriante spazio dedicato alla scrittura e alla letteratura, per ogni nuova lettura, ed esprimere i miei sentimenti attraverso le parole, concentrando i miei pensieri in semplici frasi poetiche, presentando la mia beatitudine ed estasi, il mio stupore, di fronte a tanta bellezza spirituale, vi auguro:
BUONA LETTURA!

Lascio aperta questa pagina e spero di ritornare spesso con frammenti delle mie impressioni.

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LA NOSTALGIA DELLE ORIGINI di Mircea Eliade

06.marzo 2014

Come promesso, voglio segnalarvi una necessaria raccolta di saggi, rivisti ed ampliati da Mircea Eliade nel libro “La Nostalgia delle Origini”, forse nel anno 1969, che documenta sia lo specialista delle religioni che il lettore comune, intelligente, curioso di scoprire il mistero della vita. Davvero un lavoro incommensurabile e soprattutto passionale, come del resto tutta la sua saggistica e tutta la narrativa.

Scrisse Emil Cioran su Mircea Eliade in “Esercizi d’ammirazione”:
“Forse mi spingo troppo oltre, ma ho ogni motivo di credere che nel suo inconscio metta i libri al di sopra degli dèi. Più che a questi vota un culto a quelli. In ogni caso, non ho incontrato nessuno che li amasse quanto lui”.

E questo grande amore del suo essere nel mondo si specchia nei suoi scritti, e in “Nostalgia delle Origini”, delinea lo scopo della ricerca: la nascita di un nuovo umanesimo!

Qualsiasi lettore, anche il più impreparato sulla storia delle credenze e delle religioni, con una modesta cultura filosofica, resterà affascinato dal suo metodo di ricercatore, dalla sua libertà di pensiero, dalla sua eleganza creativa, dalla sua ampiezza riflessiva.

In “Nostalgia delle Origini” ho viaggiato alla scoperta del mio essere nel mondo, decriptando nelle religioni arcaiche ed esotiche le convinzioni di Eliade: l’idea dell’unità e della sacralità del mondo e della vita, l’idea dell’unità dello spirito e della sua libertà e creatività. Nel nobile pensiero di Eliade c’è un collegamento essenziale tra vita spirituale, libertà e cultura. Ogni gesto, ogni azione, la nascita dell’uomo e il suo manifestarsi nel mondo, anche desacralizzato e secolarizzato avrebbe per Eliade una meta riconducibile ad un elemento sacrale; l’uomo non può vivere nel caos e sin dai più arcaici livelli di cultura, il vivere umano è un fatto religioso, perché il nutrirsi, la vita sessuale, il lavorare hanno un valore sacramentale. Essere o divenire uomo significa essere religioso.

In “Nostalgia delle Origini” Eliade abbozza una serie di confronti determinanti per la storia delle religioni, cominciando dal semplice confronto tra il moderno uomo occidentale e lo sconosciuto antenato oppure appartenente a mondi poco noti, l’incontro con l’ignoto che porta a delle nuove scoperte. Eliade è stato un prolifico romanziere e da questo universo estetico coglie l’essenza e la paragona a quella della religione, succintamente, ogni creazione esiste sul proprio piano di riferimento, di immediata esperienza.

Proponendoci un principio della scienza anche per la religione, vale a dire: “la scala crea il fenomeno”, ci guida in una serie di esperienze fondamentali per la comprensione della “storia” dell’umanità, dell’uomo totale, del ritorno alle nostre origini attraverso:
mito – memoria- verità – libertà( spontaneità) – creatività – la salvezza spirituale della storia.

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VEDERE L’INVISIBILE

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Claudia Nitescu:

In uno splendido pomeriggio di dicembre, in una cornice veneziana perfetta, sospesa tra realtà e sogno salii nell’elegante gondola che doveva raggiungere, nel cuore della città, il Palazzo Franchetti, appartenente al prestigioso Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, la cui facciata ammirai dal ponte dell’Accademia.

Assistetti ad una conferenza su “Scienza, immagini e immaginazione”(La visualizzazione 3D in biologia) tenuta con grande passione da Monica Zoppè ( Istituto di Fisiologia Clinica) assieme a Sergio Barlati (Università di Padova) che rinnovò le mie immagini visive della biochimica, rimaste in sospeso dal tempo dei miei studi presso il Liceo di Scienze “C.A Rosetti” di Bucarest, molti anni fa.

Oggi la biochimica e la biologia cellulare hanno raggiunto un traguardo senza precedenti, soprattutto negli ultimi anni e noi esseri umani presenti in questo momento storico abbiamo la fortuna di conoscere il cambiamento del mondo, il progresso della scienza e della cultura. Abbiamo sviluppato competenze specifiche nel sistema visivo ed è proprio su questo che ci è stato presentato il progetto di tecniche di imaging in biologia, incluse cristallografia a raggi X, microscopia a forza atomica, scansione e microscopia elettronica a trasmissione, programmi di simulazione anche molecolari e altro. Tuttavia questo “paesaggio cellulare” è ancora lontano dall’essere considerato in una visione globale. Ma se noi siamo in grado di farci continuamente delle domande significa che saremo in grado anche di trovare le risposte.

Ci è stato esposto come la biologia cellulare, in un movimento animato 3D, può essere di grande valore per vari motivi e se volete conoscerli, entrate nel sito :

http://www.scivis.it/about/

La biologia lavora a nanoscala, con oggetti invisibili all’occhio umano, con BioBlender, un pacchetto software costruito sulla open-source software di modellazione 3D Blender. Visualizza alcuni dei personaggi che popolano le nostre cellule, le proprietà fisiche e chimiche di una molecola in movimento. BioBlender è il risultato di una collaborazione , guidato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Italia), tra scienziati di diverse discipline
( biologia, chimica, fisica, scienze informatiche) e gli artisti, in un rigoroso e modo creativo.

Per ottenere tanti altri formidabili risultati considero molto importante l’avvio di un nuovo slancio di collaborazione tra scuole, licei scientifici e Istituti di ricerca sul territorio nazionale per favorire la modernizzazione dei processi di conoscenza e la qualità della formazione dei diplomati.

Sarebbe un grande risultato per l’Italia se durante le lezioni di scienze invece di visualizzare semplici immagini statiche rimaste intrappolate nel sogno di Leonardo Da Vinci (1452 – 1519) o nei sogni di Conrad Lycostenes (1518 – 1561) oppure di Galileo Galilei ( 1564 – 1642), si assistesse alle innovazioni come al cinema per vedere l’invisibile.

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dicembre 8, 2013 · 11:28 am

L’EUROPA IN CAMMINO, IL RITORNO DELL’ITALIA

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Claudia Nitescu:

La mia riflessione scevra di ogni ambiguità nasce in seguito al prezioso incontro sul tema del patrimonio culturale dell’Europa unita, presso la sede della Fondazione Studi Ricerche Benetton di Treviso, organizzato in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo del 2014. Nella mia città è arrivato il tempo di iniziative notevoli e progetti di ricerche sui temi più rilevanti della nostra società. Insieme a me, decine e decine di studenti del Liceo Ginnasio “Antonio Canova” e molti altri studiosi ed esperti di beni culturali popolano la Sala Conferenze inseguendo un sogno, una domanda, un pensiero … riguardo a un’appartenenza eccezionale, quella alla Comunità Europea.

Viviamo in pieno processo di globalizzazione e l’obiettivo dell’Europa è l’omologazione della cultura. Perciò il nome scelto “Pillole d’Europa” mi suggerisce una retorica rettilinea con la mia coscienza e contemporaneamente molto nutriente per lo spirito. Rappresenta un notevole chiarimento sulla storia del Parlamento Europeo con la sua scala valorosa di momenti.

L’oblio fu il disconoscimento del patrimonio culturale negli anni’50, seguito dalla scoperta o dalla memoria quando si comincia a parlare di un’integrazione positiva e vengono riconosciute finalmente le competenze culturali con il Trattato di Maastricht del 1992, e poi da un momento di grande attualità, quello della rivelazione che porterà a una nuova formazione del processo culturale, la valorizzazione delle ricchezze e le diversità di ciascun paese. Nascono così una serie di programmi attinenti all’utilizzo dei valori e un interesse sempre più in crescita per il fattore culturale, determinante per quella unione sempre più stretta tra i popoli europei.

Il mio pensiero riguarda un’ Europa in cammino verso le migliori conquiste nazionali e comunitarie ed è dedicato a tutti coloro che riflettono sui problemi difficili che affliggono l’Italia; mi permetto di pensare anche al mio paese d’origine, la Romania anche se conosco sempre meno le sue difficoltà…

L’articolo si rivolge a tutti coloro che si domandano perché un paese di una ricchezza culturale sconfinata come l’Italia, nonostante le sue donazioni notevoli, riceve dalla Comunità Europea, meno della metà di ciò che le spetterebbe, a chi è stanco di come vanno le cose a proposito della circolazione dei beni culturali, dei mandati di cattura per gli oggetti storici di valore ( e qui ho in mente tutta quella problematica legata ai siti archeologici di importanza maggiore per la storia del mio paese d’origine presenti a Sarmisegetuza, Dacia), riguardo alla visione euro centrica con i suoi rischi, attorno ai concetti sui beni comuni e la loro gestione nei propri paesi.

A tutti coloro dedico il mio ottimismo unito alla fiducia dei professionisti incontrati recentemente alla Fondazione Benetton di Treviso per un futuro progettato in concordanza con tutti i stati membri. La qualità è l’unica parola che definisce il programma del Parlamento Europeo, ideazione assoluta che avverrà con le nuove elezioni del maggio 2014.

Ecco la novità per un cambiamento radicale scelto proprio dai stessi cittadini : sulla scheda elettorale ci saranno i partiti politici a qui noi potremo dare il voto desiderato. Bisogna dunque conoscere tutti i quesiti dei partiti e il programma dell’Italia.

E SOPRATTUTTO ESSERE SICURI E FIERI DELLA NOSTRA SPLENDIDA APPARTENENZA !

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OVUNQUE NEL TEMPO – Treviso, capitale dell’arte antica

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Claudia Nitescu:

Confesso che il mio articolo è una ricerca alla vostra curiosità!

Lo dice innanzitutto il titolo “Ovunque nel tempo” che scelsi appena ammirai la XIX edizione di Treviso Antiquaria, Mostra Nazionale di Arte Antica, evento ospitato presso la splendida Casa dei Carraresi, palazzo gotico risalente al XIV sec., specchiato nel fiume Cagnan non lontano dal luogo d’incontro con il magico fiume Sile ( fiumi citati da Dante Alighieri nella Divina Commedia).

L’Associazione Trevigiana Antiquari ha trovato la strada maestra per un incontro d’eccezione con l’arte nella stagione dei romanticismi, l’autunno, quando la città risplende tutta la sua ricchezza.

Per chi non conosce Treviso è difficile emozionarsi leggendo solo questa mia presentazione  e allora ho pensato di collegarla al bellissimo film “Ovunque nel tempo” di Jeannot Szwarc (1980), dove il protagonista principale, l’autore teatrale Richard Collier vive una storia d’amore facendo un balzo indietro di settant’anni e riesce a rivedere il volto amato vestendosi con abiti d’epoca.

Perché questo collegamento bizzarro, vi chiederete?

Proprio perché l’antica città di Treviso fu una metropoli d’amore. Lo testimonia la parlata del tempo quando l’atto d’amore veniva chiamato danza trivigiana.

Lo testimoniano le antiche case trevigiane con le facciate dipinte che diffondevano nelle strade allegria, gaiezza, lo testimoniano i dipinti delle chiese che raccontano delle belle donne che abitavano Treviso, lo testimonia ancora il nome Marca Gioiosa.

E allora immaginatevi di indossare abiti antichi e passeggiare sulle vie della città, fermarsi a prendere un caffè o magari cenare in un bel giardino al centro, illuminato di lanterne colorate, da soli o in compagnia, cercando nella folla l’amore oppure averlo a fianco. E poi ammirare le meraviglie della metropoli d’amore, i fiumi incastonati in scenari da favola, le ville venete, i castelli, i borghi fortificati, le strade romane, le porte e le mura cinquecentesche più belle dì Nord Italia, le statue e gli altorilievi  in marmo, i ponti di pietra e le gallerie, le torri e le chiese antiche, le dimore romantiche, i palazzi con dettagli di gusto gotico e rinascimentale, decorati da colonne, finestre e terrazze in marmo con larghi affreschi color rosa e carminio. E seguendo il corso del fiume Sile che segue tortuoso un destino unico avvolgendo la città e abbracciando tutti i suoi tesori arriverete a Ca’ dei Carraresi e potrete finalmente tornare nel tempo e vivere quell’atmosfera del passato attraverso il racconto delle opere d’arte: attitudini quotidiane, mitologie, guerre, caccia, feste, gioie del mare, ceramiche, porcellane, marmi ecc.

Da una delle finestre del palazzo gotico vedrete immersa nelle acque magiche del fiume, L’Anguana, ninfa che ha la forma di una sirena e noterete sicuramente la sua gaiezza sapendo che tra le mura dei Ca’ dei Carraresi regna Nettuno, offerente di gioie di mare, come per es. la Parure in corallo naturale di Torre di Greco con oro e smalti, firmata dal gioielliere Mellerio dits Meller ( 1870), famosa alla corte di Maria dé Medici.

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Lo spunto per pensare al vostro amato vi giungerà dinnanzi ai tappeti ed arazzi e vi vedrete in volo accanto all’amore verso un’isola paradisiaca.

Ammirerete bellissimi mobili antichi, pittura ottocentesca veneta, rare icone russe e veneto-cretesi, arredi principeschi, trionfi di arte e luce.gino-rossi-prato-della-valle

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